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Tra palco e spalti "la Versione di Fiorella" ha illuminato il Teatro Romano

Aggiornamento: 8 set 2022


Fiorella Mannoia sul palco a Verona
Concerto Fiorella Mannoia

Quando il pubblico partecipa la canzone vive una volta in più. Ieri sera le canzoni interpretate da Fiorella Mannoia al Teatro Romano di Verona - tappa del tour estivo “La Versione di Fiorella” in occasione del Festival della Bellezza - hanno vissuto più e più volte: nelle note, nell’intensità, nel bisogno di condivisione che si è percepito istante dopo istante.


Un pubblico eterogeneo


Già, il pubblico. Ragazzi e ragazze, coppie con bambini, nonne e nonni, amici, compagni. Generazioni unite dalla musica, dai ricordi, da momenti lontani o recenti che, in qualche modo, hanno segnato il loro cammino.


Ieri sera questo cammino si è arricchito di un tassello, di una tappa da raccontare e ricordare nel tempo. L’energia che si è percepita al Teatro Romano - gremito in ogni settore, posto, all’interno e all’esterno - si è tramutata in abbraccio stretto e sentito. Un abbraccio avvolgente che si è fatto largo canzone dopo canzone. E quando l’energia proveniente dal palco e dagli spalti si fonde non può far altro che regalare quella atmosfera profonda e partecipata, entusiasmante e trascinante. A volte struggente e commovente come durante i brani “Povera Patria” e “Generale” con il tappeto di luci ad illuminare l’infinito. Altre volte esaltante in occasione di “Caffè nero bollente” o “Siamo ancora qui”. Oppure incantata di fronte alle canzoni più recenti quali “Che sia benedetta” e “Il peso del coraggio”.


E Fiorella sul palco è artista naturale. Interpreta con la voce, con lo sguardo, con il corpo, con gli occhi a volte lucidi (in “Povera Patria” i suoi occhi hanno raccontato un sentimento e uno stato d’animo che non potevano essere nascosti e non dovevano essere zittiti), a volte intensi e a volte gioiosi.


Fiorella e la band

Quel legame forte, sicuro, sincero e di estrema fiducia che contribuisce a rendere il concerto un’esperienza non solo di parole ma anche di tanta musica da scoprire e da apprezzare anche per chi non ha mai toccato uno strumento musicale. E poi la felicità sul palco. Impossibile non notarla. Dalle chitarre (Alessandro De Crescenzo e Max Rosati), al pianoforte e tastiere (Claudio Storniolo), alla batteria (Diego Corradin), al basso (Luca Visigalli) fino alle percussioni e direzione artistica (Carlo Di Francesco).


Che grande band!

Lo dobbiamo dire! Dagli arrangiamenti (Se vi capita fate attenzione all’arrangiamento di “Quello che le donne non dicono”, quanto è attuale il sound? Quanto sono avvolgenti le percussioni?), all’affiatamento che si sente, si nota e coinvolge. Quell’assolo in musica poco dopo l’inizio del concerto è uno dei momenti che regalano emozione e che stampano sui volti un sorriso un po’ di stupore, un po’ di meraviglia e un po’ di magia.


Infine due menzioni speciali. L’umanità di Fiorella nel condividere con Matilde, una ragazza presente sugli spalti con un cartellone realizzato per l’occasione, un saluto, un abbraccio e un ricordo fotografico che sicuramente porterà per sempre nel cuore. E poi, finalmente dopo tanto tempo, il ritorno finale tra il pubblico sulle note de “Il cielo d’Irlanda”. Cambio di scarpe e via, a percorrere le gradinate, a scambiarsi sorrisi, sguardi d’intesa e a cantare insieme. Verona, la tappa della condivisione.


Dell’affetto e dell’emozione. Una Versione partecipata e di grande intensità!

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