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Shark Emcee si racconta tra live, recente disco e progetti rap

Un'estate ricca di eventi live per il rapper sannita con diversi opening act importanti. Inoltre tanti progetti per portare la musica tra i giovani


Shark Emcee
Il disco "Dopo un po'" pubblicato quest'anno da Shark Emcee

Sulla scena musicale dal 2007 con il progetto “La Trappola”. Da quel momento Shark Emcee, rapper sannita, non si è più fermato. Musica a tutto tondo: singoli, progetti dedicati ai giovani per veicolare la musica come amica con la quale ritrovarsi, esprimersi e condividere le proprie riflessioni. Recentemente, dopo i successi dei singoli Accussì Mò, Na man’ aizàt’ e Vip, l’artista ha pubblicato “Quello che so”, brano che ha preceduto l’uscita del disco intitolato Dopo un po’ prodotto dall’etichetta discografica Dischi Rurali, distribuito da Artist First.


Quando e come hai scelto come nome d’arte Shark Emcee?

«Il mio nome d’arte è nato durante una Battle di freestyle rap alla quale ho partecipato all’età di 15 anni; il presentatore, vedendomi all’opera, mi disse “sei uno squalo” per il modo in cui affrontavo queste esperienze. Dal quel momento ho fatto mio questo appellativo perché mi rappresentava soprattutto nelle improvvisazioni di freestyle. Ho poi aggiunto la parola “Emcee”, ovvero “Master of Ceremonies” che differenzia un rapper che lavora solamente sulle proprie strofe con un rapper che può anche presentare eventi come il sottoscritto».


Nel 2023 è uscito il tuo disco “Dopo un po’”. Ci racconti la sua nascita?

«È il primo disco ufficiale dopo vent’anni di carriera, è il mio primo album completo da solista; ho avvertito l’esigenza di scrivere un disco dopo aver lavorato su diversi singoli durante la mia carriera artistica. Ho scritto le canzoni durante la pandemia, ho avuto la possibilità di prendermi il mio tempo e concentrarmi sulle tematiche da trattare; è un disco che mi rappresenta anche nella scelta di proporre canzoni sia in italiano che usando espressioni del mio "dialetto" natale, essendo originario di Benevento».


Il tuo recente singolo “Quello che so” racconta con musica e parole immagini, condizioni nelle quali ci si può riconoscere. Oltre a questo singolo a quali altri sei legato?

«Un anno prima dell’uscita del mio disco ho fatto uscire tre singoli tra cui “Quello che so”, quest’ultimo proprio per lanciare l’album. Ho pubblicato anche “Accussì mò” - brano orecchiabile che mi ha riportato sulla scena rap - e “‘Na man’ aizàt”, un pezzo per i miei fan con un ritornello melodico e un testo rap. “Quello che so”, invece, è un brano che propone diverse immagini, nelle quali ci si può immedesimare perché si vivono le stesse sensazioni o condizioni che racconto».


Nel corso degli anni ti sei dedicato anche ai giovani sia con laboratori nelle carceri minorili che nei centri di recupero, il tutto portando il rap come linguaggio per potersi esprimere

«Già nel 2010 una sociologa propose laboratori nelle carceri minorili per dare la possibilità ai ragazzi di raccontarsi con la musica e ho partecipato per aiutarli ad esprimersi. La musica ha una grande potenzialità e può davvero aiutare i giovani. Da tre anni a questa parte, poi, sto seguendo a Benevento un laboratorio di scrittura di canzoni per contrastare la dispersione scolastica e sono anche membro di Hip Hopera Foundation che al momento vanta in Italia una quarantina di iscritti con l’obiettivo di portare la cultura hip-hop tra i ragazzi. Ciò che accomuna i progetti ai quali partecipo è far sì che i ragazzi coinvolti non si sentano meno dei loro coetanei; l’aspetto più difficile è farli aprire e parlare di se stessi, dei loro problemi e della loro visione, però è fondamentale che possano esprimersi per raccontare quanto hanno dentro».


Ultimamente la lingua napoletana (e non solo) è molto utilizzata nel mondo della musica e sta facendo sempre più breccia tra gli ascoltatori, soprattutto giovani. Come ti spieghi questo successo?

«La canzone napoletana è da sempre riconoscibile e conosciuta, basti pensare ad esempio alla popolare canzone “O Sole mio”; ultimamente grazie alle serie tv, ai film e ad artisti che si sono affermati nel panorama nazionale, la lingua napoletana è considerata da moltissime persone una lingua interessante. I ragazzi, ormai, sono connessi tra loro, si stanno abbattendo le barriere linguistiche e questo è un aspetto molto bello sotto tanti punti di vista».


La tua estate, a livello di live, è stata molto intensa. Stai già programmando la stagione invernale?

«Quest’estate ho avuto la possibilità di confrontarmi con pubblici ampi facendo alcuni opening act, ad esempio in occasione dei concerti di Clementino, Luchè e Nerone per ricordare alcuni artisti e ho anche avuto la possibilità di fare live in diversi contesti. In questo periodo sto programmando i live del periodo invernale per poter ritornare sul palco ed esprimermi con la mia musica».


Biografia

Shark Emcee è il pioniere del Rap made in Sannio. Coinvolgente, ironico, impegnato e in perfetto equilibrio tra tradizione e rinnovamento. lo stile compositivo di Shark Emcee è essenziale e contemporaneamente ricco di eccitanti sfumature.

Il suo disco d’esordio “La trappola” viene pubblicato nel 2007. Il progetto genera un notevole interesse e diversi live sul territorio, ampliando la platea dei fan.

Successivamente nel 2010 esce Made in Sann-Yo che rappresenta un’evoluzione rispetto al primo disco aumentando notevolmente il suo seguito.

Nel dicembre dello stesso anno Shark Emcee pubblica il primo singolo da solista: “Orgoglio Sannita”, che spinge il rapper beneventano al di fuori del circuito underground.

Interessante la citazione e la messa in onda del brano Orgoglio Sannita, nel programma radiofonico condotto da Linus “Deejay chiama Italia”, come pezzo rap dedicato alle città italiane con più alto numero di segnalazioni del pubblico.

Nel 2015 presenta il singolo “Non ho bisogno” alle selezioni di Sanremo Giovani. Il rapper riesce a superare la prima selezione entrando nei 60 finalisti su 660 brani presentati.

Nel 2016 presenta il singolo “Delle volte”. Nella stagione calcistica 2017/18 Shark Emcee è stato scelto come inviato dallo stadio per la trasmissione “Quelli che il calcio” in concomitanza dei match Napoli-Benevento e Crotone-Benevento; occasioni in cui il rapper beneventano ha dimostrato le proprie abilità con l’improvvisazione in rima.

Nel 2019/2020 torna sulla scena con i singoli “Fuoco sulla traccia” e “Boom”.

Le sue doti da freestyler inoltre lo hanno portato più volte a condividere il palco con artisti di rilievo nel mondo musicale nazionale (Clementino, Rocco Hunt, Ghemon, Lucariello, Mama Marjas, Luca Aquino, Daniele Sepe e tanti altri).

Dopo aver rilasciato i singoli "Accussì mò", "'Na man' aizàt" e “VIP” è attualmente in promozione con il nuovo singolo "Quello che so" e del disco dal titolo “Dopo un po” in uscita il 14 aprile 2023 per l’etichetta Dischi Rurali e distribuito da Artist First.

È tra i membri fondatori di Hip Hopera Foundation, associazione di promozione sociale della cultura Hip Hop in Italia e non solo che vanta un chapter a Londra con oltre 30 iscritti e 40 in Italia. Inoltre è tra i primi ad aver portato laboratori di Rap negli istituti penitenziari nel biennio 2010/2012 - nell’ istituto per minori di Airola (Bn) - e da 2 anni è coach di un laboratorio di Rap dedicato a ragazzi a rischio dispersione o abbandono scolastico.



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