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"La cambio io la vita che". E Patty Pravo la cambiò

L'autobiografia di Nicoletta Strambelli in arte Patty Pravo: tra Venezia, Roma e ricordi di vita


Leggere l’autobiografia di un artista è sempre un’esperienza di arricchimento. Si va oltre quello che è la forma d’arte espressa sul palcoscenico, attraverso le pagine di un libro o su una tela. Il racconto assume un aspetto ancora più puro, non mediato da domande. Un flusso di ricordi e di pensieri, liberi e naturali. La volontà di raccontare, condividere particolari, aneddoti, amicizie, viaggi, esperienze.

Il tutto senza tempo e senza fretta.

Il tempo lo decide il lettore. L’accuratezza nell’assaporare un ricordo è frutto della predisposizione personale di chi sceglie di entrare in contatto con una storia che non è altro che una storia personale e artistica autentica.


E “La cambio io la vita che. Tutta la mia storia”, autobiografia di Patty Pravo (Einaudi - Stile Libero Extra), è proprio un esempio di condivisione senza filtri. Scorrevole, ricco di particolari, nomi, incontri, luoghi, pensieri. Un libro che personalmente ho letto per ripercorrere il cammino artistico di Patty Pravo assaporando il suo racconto e il suo punto di vista. La tv, la radio, i giornali, le riviste hanno tempi e spazi necessari da rispettare. Un libro potenzialmente no. Quindi è possibile raccontare e scegliere cosa raccontare. Ed è bellissimo così.


Qual è la parte del racconto che mi ha coinvolta maggiormente? La prima parte, senza ombra di dubbio. Le pagine dedicate alla sua infanzia a Venezia mi hanno rapita. Il rapporto con i nonni, gli amici, il conservatorio, la città, la musica e la danza. Nicoletta Strambelli ha dimostrato sin da subito di avere carattere e disciplina. Sì, perché senza disciplina è estremamente difficile (anzi, possiamo dire quasi impossibile?) fare emergere e conservare nel tempo il proprio talento.

Studio, incontri, lunghe passeggiate. E Venezia, lì ben presente e mai sullo sfondo nei racconti dei primi anni di vita.

“Il bello di Venezia è anche questo: prendi il vaporetto e in mezz’ora sei al Lido, a camminare su quell’infinita spiaggia di sabbia finissima battuta dalla brezza balsamica dell’Adriatico”. Venezia e il rapporto con l’acqua, un legame indissolubile per chi è nato e cresciuto con la musica delle onde e le sfumature del mare.


Venezia, come teatro e palcoscenico. Quella Venezia nella quale, mentre Nicoletta stava passeggiando, si imbatté in una coppia che stava scendendo dalla passerella dell’imbarcadero e approdando alle Zattare. Non si trattava di una coppia qualunque ma del poeta Ezra Pound e di sua moglie Olga. Venezia era anche questo: incontro. Uno scambio di sguardi e una passeggiata condivisa in modo naturale. Più che una passeggiata un insegnamento di vita che ha regalato a Nicoletta la scoperta del silenzio. “L’importanza e la meraviglia del silenzio. Perché troppe parole non fanno necessariamente un grande pensiero, e comunicare con gli sguardi e con la mente è una delle cose più belle del mondo”.


Da Venezia passando per Londra, fino ad arrivare a Roma al Piper Club, luogo in cui è iniziata la storia di Patty Pravo. Chissà cosa sarebbe successo se quel viaggio a Londra non si fosse concretizzato magari per un diniego o altri motivi. La vera svolta, se ci si pensa, è arrivata proprio a Londra.

Roma, poi, è storia.


E che storia!

Una storia, la sua vita. Una storia di pensieri, stili artistici e moda. Una storia personale che è entrata in contatto con il mondo piacendosi e rispettandosi.


Una vita scandita dalla parola “libertà”. Quella libertà innata. Quella libertà cantata.

“Qui e là

Io amo la libertà

E nessuno

Me la toglierà mai”


E ancora tante, tante pagine da vivere e da raccontare.

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