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Jacopo Ratini: Ecco come è nata la canzone "Carta da parati"

Intervista a tutto campo al cantautore romano Jacopo Ratini in occasione del suo ultimo singolo "Carta da parati". Spazio anche all'Accademia del Songwriting fondata nel 2019 e al Festival di Sanremo al quale ha partecipato nella categoria "nuove proposte"

Jacopo Ratini foto
Jacopo Ratini, cantautore con tre dischi all'attivo e due recenti singoli pubblicati

Una partecipazione al Festival di Sanremo - categoria nuove proposte - nel 2010, tre album all’attivo, due singoli pubblicati tra gennaio e marzo 2023 (“Non sono più io” e “Carta da parati”) e quattro anni fa la fondazione dell’Accademia del Songwriting. Questo (e non solo) l’habitat artistico di Jacopo Ratini, cantautore, autore e formatore nella scrittura delle canzoni.


Jacopo, il 23 marzo 2023 è uscito il tuo ultimo singolo “Carta da parati”. Di che cosa parla questa canzone? Cosa ti ha dato l’ispirazione per scrivere questo pezzo?

«Carta da parati è nata in maniera casuale o meglio ho preso la chitarra, ho cominciato a fare una serie di accordi e comporre una melodia. Questo è un pezzo anomalo rispetto a quelli che scrivo di solito perché non avevo in mente un testo, mi sono uscite frasi casuali rivolte al mondo della genitorialità. Ho scritto prima le strofe e il pre-ritornello e, quando ho avuto le idee chiare sulla tematica, ho scritto il ritornello. Quello che mi ha fatto capire quale fosse il cuore della canzone, ovvero una coppia di genitori che aspettavano un figlio, sono stati i versi “Se una capanna fa due cuori, Un terzo cuore batte nel tuo addome”».


C’è un argomento che vorresti trattare in un tuo prossimo singolo? Oppure ti lasci sorprendere dalla vita e difficilmente programmi un tema sul quale dire la tua?

«Vado un po' a sentimento, come nella vita; ci sono tematiche che mi incuriosiscono particolarmente e penso che, per estensione, potrebbero interessare anche ad altri. Altre volte, invece, le canzoni nascono in maniera non ragionata come è successo per “Carta da parati” in cui mi sono fatto trasportare da una sorta di gioco di libere associazioni mentali e questo è anche il bello di scrivere canzoni. A volte il testo parla quasi al tuo posto perché ti lasci trasportare da quello che è il mood delle frasi che in maniera quasi automatica escono dal tuo inconscio. Ho quaderni pieni di tematiche ma a volte devono trovare il tempo, l’esperienza giusta, il momento di vita per essere trattate; magari una cosa che tu pensi mesi prima diventa una canzone mesi, anni dopo».


Hai studiato psicologia all’università. Quanto è stato importante il tuo percorso di formazione per la tua attività da cantautore?

«La psicologia è stata ed è importante sia per l’aspetto cantautorale che per la didattica che porto avanti con l’Accademia del Songwriting; la psicologia è un po’ una lente di quello che sono le emozioni, i sentimenti, i ricordi, il mondo emotivo».


Hai fondato l’Accademia del Songwriting in cui organizzi corsi sia online che dal vivo. Come è nata questa idea?

«L’Accademia è nata nel 2019 in seguito ad anni di lavoro come consulente esterno per scuole di musica e associazioni culturali e dopo aver organizzato masterclass e vari corsi sulla scrittura di canzoni; ad un certo punto ho deciso di rendermi indipendente vedendo che il mio metodo aveva preso una propria forma ed è nata l’Accademia del Songwriting. La maggior parte dei miei studenti vive in diverse parti d’Italia, ma anche in altri Paesi europei e non. Oltre alle sessioni online ho una sede a Roma in cui organizzo due masterclass al mese per scrivere canzoni dal vivo con gli studenti».


Hai partecipato al Festival di Sanremo nel 2010 - categoria nuove proposte. Cosa porti ancora con te di Jacopo di quell’esperienza e in cosa ti senti cambiato?

«Porto come me la gioia di aver realizzato un sogno ovvero interpretare una mia canzone sul palco dell’Ariston. In pochi minuti entri nelle case delle persone, è una delle vetrine più grandi e importanti che abbiamo. Conservo l’entusiasmo di una persona che è arrivata su quel palco dopo anni di gavetta intensa, il Festival di Sanremo è stato sia un punto di arrivo che una partenza verso un nuovo viaggio. Oggi affronterei quel palco con più consapevolezza e maturità, dopo quattordici anni di professionismo tra dischi e singoli usciti, tante canzoni alle quali ho lavorato e un libro pubblicato».


C’è differenza oggi tra essere artista e provare ad entrare nel panorama discografico? Possono coincidere le due cose oppure c’è il rischio che a volte l’anima dell’artista venga sacrificata in nome dei trend?

«Ho conosciuto molte persone nell’ambito dell’Accademia del Songwriting con animo da artista puro che non sono mai riuscite a sfondare per salvaguardare questa loro purezza. Credo ci sia differenza tra essere artista e fare music business. A volte quando le due cose coincidono, vedi Cesare Cremonini, è l’apoteosi, però sono casi eccezionali. La maggior parte delle persone rimane nel limbo tra sentirsi artista e conciliare l’esigenza lavorativa, avere successo o seguire un trend. Sono scelte. Ci sono persone più talentuose nella ricerca e soddisfazione dei trend del momento, altre sono più talentuose nel rimanere nella propria zona di comfort sia emotiva che artistica. Sta alla persona decidere da che parte stare, l’importante è provare a essere se stessi e trovare la via sapiente per comunicarlo stando al passo con i tempi. Il successo, poi, è anche e soprattutto una botta di fortuna e perseveranza, questo è un mestiere per pelli dure, non bisogna scoraggiarsi mai».


Hai progetti musicali in vista dell’estate?

«Pubblicherò un nuovo singolo e un videoclip che sarà diverso dagli ultimi due singoli usciti quest’anno. Si tratta di una canzone più fresca e sbarazzina senza perdere la mia cifra stilistica ovvero il racconto di una storia. In questo caso la racconto con più ironia, una caratteristica che mi appartiene. Sarà una canzone ironica e riflessiva al tempo stesso».


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