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"Batti un colpo": il viaggio di vita di Gianni Dall'Aglio

Il batterista mantovano e fondatore de "I Ribelli"si racconta tra vita personale e artistica


L’intreccio tra la vita personale e artistica affascina sempre. Soprattutto quando si viveva un’epoca più discreta in termini di condivisione in tempo reale. Forse era più bello così, si veniva a conoscenza di incontri, emozioni, viaggi, stati d’animo quando si sentiva davvero il bisogno di condividerli. E leggere “Batti un colpo. Due metri quadrati di paradiso” di Gianni Dall’Aglio (in collaborazione con Pablo Coniglio e con la prefazione di Michele Bovi - Gabrielli Editori) mi ha fatto venire la curiosità di andare a riascoltare (o ascoltare per la prima volta) canzoni che avevo poco considerato o considerato nella maniera sbagliata.


Non si parla solo di musica, ma quando si ha la fortuna di incontrare un artista inevitabilmente le esperienze sono scandite dal ritmo musicale.

Storie che forse oggi non sono più possibili. O forse esistono, ma non vengono raccontate abbastanza. Colpa della frenesia? Forse. Colpa del poco tempo da dedicare all’ascolto? Può essere.


Nella storia raccontata da Gianni Dall’Aglio, batterista nelle band dei più grandi artisti della musica italiana e fondatore del gruppo “I Ribelli”, è fondamentale prendersi tempo per ricostruire incontri, esperienze e rapporti. Un viaggio nelle emozioni, più che un percorso tra un live e un disco. Ed è forse questo aspetto che coinvolge a tal punto da non riuscire a staccarsi da queste pagine di vita.


Musica, dicevo, ma non solo. Il rapporto con la moglie Orietta raccontato con delicatezza e rispetto in ogni sua fase, fino alla più difficile e sofferta. Sembrava di essere lì con loro, all’inizio del racconto. Insieme, con forza, ma anche con umana paura. Un battito dietro l’altro, intenso, forte, profondo. Un battito che non si è mai arreso e che oggi, fortunatamente, è ancora qui con l’entusiasmo di sempre. E poi la nascita della figlia, il rapporto con la madre, l’incontro con una sorta di mago proprio da bambino.

Un viaggio di vita. E la fortuna di avere una famiglia dalla sua parte. Quanto è importante la famiglia, soprattutto in alcuni momenti cruciali della vita di un figlio. Lo è stato anche per Gianni Dall’Aglio quando, ancora bambino ha avuto la possibilità di entrare nel mondo della musica con Adriano Celentano, suonando la batteria e viaggiando in tour per l’Italia.


E da lì iniziò tutto.


Viaggi, dischi, esibizioni, prove, collaborazioni e la fondazione di un gruppo “I Ribelli”. Una vita intensa, senza mai perdere l’entusiasmo, nonostante gli spostamenti continui, la conoscenza con nuovi artisti e la propria vita privata da custodire. Entusiasmo e momenti in cui è stato fondamentale non lasciarsi prendere dallo sconforto. Il mondo (non solo della musica) è così: può dare tanto, può togliere ancora di più, ma sa darti un’opportunità se la si riesce a riconoscere e ci si fa trovare pronti.


Adriano Celentano, Lucio Battisti (i capitoli dedicati al rapporto artistico con Battisti meriterebbero un approfondimento a parte; ma la bellezza della frase: “Devi sonà la batteria rilassato, ma nervoso!”), Patty Pravo, Loredana Bertè, le esibizioni all’estero nei teatri più affascinanti e tanta, tanta, tanta musica. E dite poco? In un modo discreto ed elegante Gianni Dall’Aglio è riuscito a rendere partecipe il lettore del rapporto artistico e umano instaurato con grandissimi artisti. Un dietro le quinte sempre rispettoso che permette di conoscere qualche particolare inedito sulla nascita di un pezzo, sul modo di affrontare live o sessioni in studio e sulla mentalità dei grandi della musica.


Non vorrei, però, dimenticare le parole spese per i musicisti che hanno collaborato con Gianni e, di conseguenza, con gli artisti. Le loro storie, gli incontri, l’armonia che si crea sul palco e fuori. La band, una famiglia.


La musica, un posto sicuro nel quale essere accolti ogni qual volta se ne sente la necessità.

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